nessun approdo, solo il mare
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Sento,
ossessivo,
il tuo silenzio.
E’ quasi un urlo
che si leva nell’azzurro
di questo giorno di solitudine.
Quando
questo grido
si affievolirà fino a tacere,
muto?
Quando
un sussurro
di parole sfiorerà di nuovo
le mie orecchie,
dolce?
Quando?
Rappresa l’aria,
come sangue
sgorgato dal cuore
e lasciato a seccare
su asfalto rovente,
nell’istante dell’addio.
Una vita,
come fiume verso il mare,
è andata avanti
oltre quell’istante.
La tua.
Una vita,
come stagno tra le montagne,
è rimasta intrappolata
in quell’istante.
La mia.
Sogni.
solo fantasmi
dietro vetri appannati.
Crisalidi
che non diventeranno
mai
farfalle.
Estraneo.
Sempre e ovunque.
Quasi che la parola "familiare"
fosse una bestemmia.
Mi logoro
nell’attesa
di quello che potrei essere
e che non sarò mai.
Ed è come ricadere
su me stesso,
precipitare
nel vuoto.
Probabilmente sarò.
Ma non sarò io.
L’assenza
scolora
l’odore,
la voce,
il sentire.
Come nebbia
silenziosa,
spessa,
crudele,
sullo splendore
di ricordi indimenticabili.
"Si è felici in Australia, purchè non ci si vada"
(Fernando Pessoa)
Scivolo lento sul molo,
striscia obliqua
che ferisce il mare.
La pioggia, ormai stanca,
concede una pausa
umida e ventosa
a questo pomeriggio di giugno
al gusto d’ottobre.
Non durerà.
Lo raccontano le nuvole
i colori
l’argento nell’aria
e nell’acqua.
Sul finire della banchina,
lì dove le onde
vincono il cemento,
mi fermo
come punto interrogativo
al termine di qualcosa
il cui significato si perde
tra le pieghe
e le increspature del mare.
Ritaglierò pensieri
come origami delicati.
Li lancerò per aria
e aspetterò che cadano
come sottili gocce di pioggia
o come leggere foglie d’autunno
su passanti infagottati
in impermeabili grigi.
Sorriderò un po’ intimidito
al pensiero che qualcuno
solleverà gli occhi
al cielo
e si lascerà bagnare
o accarezzare
da questi regali inutili e preziosi.
Inutili e preziosi,
proprio come gocce di pioggia
o come foglie d’autunno
in caduta libera
nel giorno che passa distratto
senza emozioni.